La Guerra non ha mai giustificazioni. È la rappresentazione drammatica della distanza che c’è fra l’essere umano e Dio. La grande imperfezione che fa dell’uomo, a volte, un essere violento, avido, incapace di amare incondizionatamente il prossimo e l’ecosistema in cui si muove.

Un “difetto di fabbrica”, particolarmente evidente fra i potenti del mondo, che non fanno neppure tanto per nasconderlo. Alcuni più brutali e feroci, altri più infidi e velenosi. Un difetto che le religioni non riescono a curare, continuando a benedire armi e a chinare il capo di fronte ai potenti, attente a non diventare invise a quei sistemi di cui fanno parte integrante. Preghiere e implorazioni, ma totale incapacità di mobilitazione nonviolenta per far prevalere l’amore sulla violenza.

La guerra è il fallimento dell’evoluzione umana sia per chi la dichiara sia per chi ha lasciato che la brace che covava sotto la cenere diventasse incendio (questo vale per tutte le guerre, che non sono mai un fulmine a ciel sereno).

Non ci sono giustificazioni alla guerra, ma ci sono cause sulle quali si sarebbe potuti intervenire prima, segnali che si sarebbero dovuti leggere con meno superficialità da parte della comunità internazionale. Ora è tutto più difficile, fra bombe e colpi di cannone; sangue e lacrime. La guerra è follia pura quando ha a che fare con la mania di grandezza, ma è anche un atto di pura razionalità, di fine strategia, una sorta di partita a scacchi nella quale si è convinti di essere in grado di dare scacco matto all’avversario e far prevalere i propri interessi.

In tempi di guerra fredda le superpotenze hanno evitato di affrontarsi grazie al deterrente nucleare, ma non hanno rinunciato a sfidarsi su campi di battaglia “minori”, una volta una, una volta un’altra. E soprattutto non hanno rinunciato a portare avanti i propri interessi in maniera più o meno trasparente (vendita di armamenti, controllo fonti energetiche, ecc.). Al massimo qualche sanzione.

Ma quello che sta accadendo in Ucraina è profondamente diverso non per la violenza, perché ciò che è successo in Iraq, Afganistan, Siria, Balcani e in tutte le guerre del mondo, non aveva nulla di diverso: dolore, sangue, morti, profughi, bambini, donne, uomini, soldati. È diverso perché mette in discussione un equilibrio che per quasi ottant’anni aveva evitato lo scoppio di una guerra in Europa. E questo equilibrio non sarà semplice da ricostruire perché tutte le parti in campo lo vorranno trovare su una nuova posizione di forza. La forza vincente quale sarà? Quella militare? Quella economico-finanziaria? Quella ideale, democratica, liberale? Alla fine saranno le ossa rotte e la sfacciataggine di raccontarla a proprio tornaconto, ma sarà comunque una sconfitta per tutti.

“Make Love, not War” aveva scritto uno studente anonimo nel 1968 sul muro dell’Università di Nanterre in Francia, frase divenuta famosa in tutto il mondo. Questa frase potrebbe essere interpretata, per dirla brutalmente, “pensate a scopare invece di andare a fare la guerra” e chi l’ha scritta, uno studente nel pieno della esplosione ormonale, forse la intendeva proprio in questo modo. Erano gli anni dell’amore libero…

Ma io credo che questa frase sarebbe stata ancora più forte se scritta così: LOVE, NOT WAR! (AMORE, NON GUERRA!). Perché è l’amore universale la forza più rivoluzionaria che c’è, quella che può fare evolvere l’umanità verso un mondo migliore. La conoscenza, l’intelligenza, possono tranquillamente stare dalla parte del bene e del male, ma l’amore, il rispetto e la gratitudine sanno stare solo dalla parte giusta.

Renzo Agostini