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Fa parte della terapia complementare non solo la nutraceutica, l’omeopatia, la fitoterapia, la micoterapia,  ecc., ma anche tutto ciò che interessa l’epigenetica (stile di vita e alimentazione, che hanno grande importanza nel condizionare l’espressione della genetica).

Prima di affrontare il problema dell’alimentazione in oncologia vorrei fare una piccola precisazione sulla funzione degli alimenti e sul metabolismo cellulare. Gli alimenti svolgono un importante ruolo come messaggeri capaci di sviluppare un network metabolico e non costituiscono semplicemente un apporto di calorie; sono in grado di indurre risposte metaboliche diverse, che possono provocare una riprogrammazione metabolica.

Inoltre bisogna considerare quali sono i fini delle cellule che appartengono ai tessuti (svolgendo la funzione a cui è addetto il tessuto o l’organo) e quelle che, una volta degenerate, non hanno più questo senso di appartenenza e si pongono obiettivi ben diversi: moltiplicarsi, invadere, distruggere. 

Quest’ultimo atteggiamento comporta una necessità metabolica molto elevata. Le cellule tumorali, infatti devono produrre grandi quantità di energia (ATP) per poter sintetizzare tutto ciò che serve per la rigenerazione ex novo di nuove cellule tumorali. Warburg per primo descrisse il metabolismo di queste cellule, ipotizzando un cattivo funzionamento del ciclo di Krebs, per cui la produzione di energia la si otteneva trasformando l’acido piruvico in acetico ottenendo due molecole di ATP anziché 36 come si ottiene quando si utilizza il mitocondrio per la produzione energetica, con conseguente enorme utilizzo di glucosio (la PET è un esame che utilizza il glucosio marcato).

è intuitivo quindi andare a ridurre drasticamente la quota di zuccheri negli alimenti per poter mettere in crisi la cellula tumorale.

Ma il tutto non è così semplice, perché la complessità metabolica e la riprogrammazione delle cellule neoplastiche permettono a queste un adattamento continuo, rendendosi capaci di adeguarsi ai vari tipi di metabolismo.

Sicuramente un’alimentazione ipocalorica, capace di indurre un metabolismo chetogenico,  è in grado di indurre un atteggiamento metabolico molto diverso nella cellula normale con senso di appartenenza ai tessuti,  rispetto ad una cellula neoplastica con scopi completamente diversi, ove la produzione di energia è indispensabile visto l’alto ritmo metabolico mantenuto.

La cellula normale, in carenza di alimenti, assume un atteggiamento protettivo, di risparmio, utilizza e ricicla tutto, pur di consumare meno,  proteggersi e superare il momento di crisi in attesa di momenti migliori.

La cellula neoplastica non tiene conto dello stato carenziale e continua imperterrita nel suo consumo metabolico sfruttando tutto ciò che viene messo a disposizione, vie metaboliche alternative, pur di continuare nel suo scopo.

Tutto ciò la rende una cellula stressata, in qualche modo più forte ma al tempo stesso più fragile. 

La mancata somministrazione di alimenti che possano fornire energia sotto forma di glucosio, e lo sviluppo di un metabolismo chetogenico, oggi è supportata da una sufficiente letteratura, che ci autorizza ad utilizzare questo tipo di alimentazione come coadiuvante nella terapia di queste malattie degenerative. 

Dott. Marco Brancaleoni

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